Conoscete la storia della Vecia col morter? 1289

Questa è la storia della popolana detta la Vecia col morter che riuscì a sbaragliare la rivolta di Bajamonte Tiepolo! Non male!

Tra le fine del Duecento e l’inizio del Trecento a Venezia era in corso una lotta per la conquista del potere tra alcuni esponenti delle famiglie patrizie e quelle della cosidetta “media borghesia”, famiglie che si erano arricchite con il commercio e gli affari e potevano così contare su ingenti patrimoni.

Nel 1289 l’elezione del doge Pietro Gradenigo aveva creato non pochi malumori tra le fila della fazione più popolare che sosteneva invece Jacopo Tiepolo per la massima carica del Maggior Consiglio.

Bajamonte Tiepolo era un nobile  amato e rispettato dal popolo (da qui il soprannome di Gran Cavaliere), discendeva dalla potente famiglia dei Tiepolo, che si era già fregiata di ben due dogi nel corso del Duecento: il bisnonno  e il nonno Lorenzo. Il padre, Jacopo Scopulo, aveva visto sfumare nel 1289 l’elezione ducale in seguito ai contrasti politici tra la fazione aristocratica e quella più popolare della sua famiglia, finendo per consentire l’ascesa, malgradita da molti, del capo del partito aristocratico, Pietro Gradenigo: il padre di Bajamonte, deluso e sdegnato, si era ritirato nei suoi possedimenti senza più esser coinvolto nella vita politica in modo diretto ma continuando a sobillare i suoi sostenitori.

Il 15 giugno del 1310, le famiglie Bajamonte e Tiepolo ordirono un piano per assaltare Palazzo Ducale e uccidere il Doge in modo da impossessarsi così del potere.

L’assalto dei rivoltosi fu però respinto e la leggenda vuole che a contribuire ci fosse una popolana, la signora Giustina Rossi. La donna (la vecia col morter) che abitava poco lontano da Piazza San Marco, affacciatasi alla sua finestra per curiosare, avrebbe rovesciato per caso un mortaio sulla testa dell’alfiere che cavalcava accanto a Bajamonte Tiepolo (ecco da qui il nome de la Vecia col Morter).

Le schiere degli insorti, caduto il vessillo, si sarebbero date rapidamente alla fuga. Così racconta il Tassini: “(…) A pochi passi da l’Arco dell’Orologio, presso il Sottoportico del Cappello Nero (dal nome di un antichissimo albergo), sarebbero state affrontate e respinte (15 giugno 1310) le schiere di Bajamonte Tiepolo che aveva tentato un colpo di mano per rovesciare il governo repubblicano aristocratico e disfarsi del Doge Pietro Gradenigo”.

A ricordare questo incredibile episodio, lì dove abitava Giustina Rossi, fu posto un rilievo marmoreo: la “Vecchia del Morter” e fu infissa sul pavimento una pietra con la data. Ancora oggi questa singolare decorazione è visibile anche se non così facile da trovare! Ad ogni anniversario dell’evento veniva poi esposta una bandiera dipinta (ora al Museo Correr) mentre: “la Signoria visitava, per rendimento di grazia, la Chiesa di San Vio, nel giorno del cui nome le schiere dei congiurati erano state disperse”.

Un manipolo di congiurati fu fermato ed arrestato presso campo San Luca e, per ricordare l’evento, vi fu posto un cippo portabandiera sulla cui asta, nei giorni di festa (soprattutto il 15 giugno) veniva issato il gonfalone per ricordare lo sventato pericolo. Il cippo attuale, ancora oggi ben visibile al centro del campo, è del 1913 e porta incise le date 1310 (quella originaria), del 1791 (quella del secondo cippo) e 1913 (anno dell’installazione di quello presente) tutte incise in numeri romani.

La vecia col morter passò senza ombra di subbio alla storia!

La repressione contro i congiurati fu tempestiva e spietata: alcuni dei Palazzi dei personaggi coinvolti nella rivolta furono abbattuti.

In particolare due delle arcate del Mercato del Pesce di Rialto avrebbero fatto parte della Residenza “Ca’ Granda” della famiglia Querini, che aveva partecipato alla congiura.

Vecia col morter
la vecia col morter

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